giovedì 11 febbraio 2010
Si parla sempre più spesso di penalizzazioni e siti bannati dal motore di ricerca californiano. Facciamo un po’ di chiarezza.
Penalizzazioni e ban di Google
Molte persone non hanno ben chiara la differenza fra sito bannato e sito penalizzato. Inoltre da un po’ di tempo, un calo nelle Serp (risultati delle ricerche), viene immediatamente associato ad una penalizzazione: non è così e questo post spero delinei al meglio i due significati e come capire se il proprio sito è penalizzato o bannato.
Differenza fra penalizzazione e ban di un sito
PENALIZZAZIONE: il sito internet è presente almeno con una pagina all’interno degli indici di Google, ma viene “retrocesso” di posizioni all’interno delle SERP in cui prima appariva nei primi risultati (prime 2 pagine). In questi termini, vi sono varie forme di penalizzazione (-30 penality, -950 penality, etc.) e, solitamente, la maggior parte delle penalizzazioni sono scovate al 70% grazie agli algoritmi anti-spam e viene risolta (tolta) altrettanto frequentemente con modalità algoritmiche.
Solitamente le penalizzazioni avvengono quando si utilizzano tecniche spam (poco invasive e massicce) per falsare i risultati in SERP.
BAN: il sito viene completamente escluso dagli indici di Google (non è in alcun modo indicizzato, anche per ricerche contenenti il nome del dominio). Questa esclusione dagli indici avviene, più o meno, al 40% in modo algoritmico, ma più frequentemente è un’operazione manuale dovuta a segnalazioni che giungono ai quality rater che studiano i siti presenti fra i risultati di ricerca. Un sito può essere bannato per svariate motivazioni, elenco solo quelle più frequenti:
# Utilizzo di tecniche SPAM avanzate (cloaking, doorways page, etc.)
# Backlink ad un sito Bannato (se il sito linka un sito già bannato, è probabile il ban ricada anche sul sito contenente il link)
# Creazione di un network SPAM
Ora che abbiamo definito meglio i significati di penalizzazione e ban, vediamo come scoprire se un sito è vittima di queste due operazioni anti-spam eseguite da Google.
Come capire se un sito è penalizzato
Personalmente, procedo in questo modo:
1) effettuare una query (ricerca) in Google per il domionio (ad esclusione del “http://www.”) ad esempio per: “nomesito.it”. Se il sito non è presente nelle prime 5 posizioni, ci sono buone possibilità che il sito sia vittima di una penalizzazione;
2) per avere maggiori certezze, ripetere la query anche per il dominio con il “www.” ad esempio per: “www.nomesito.it” e si traggono le stesse conclusioni del punto precedente;
3) infine, per la prova del 9, basta ricercare anche il nome del dominio (sempre senza “http://www.”) più una parola chiave principale per la quale il sito è ottimizzato, ad esempio: “nomesito.it keyword principale”. Se il sito si presenta ancora in posizioni inferiori rispetto alle prime 5, la penalizzazione è “quasi” certa (può darsi che il sito internet non sia veramente penalizzato ma solo in una particolare fase di analisi da parte di Google).
Come capire se un sito è Bannato
Sempre in modo personale, io utilizzo queste semplici tecniche:
1) soluzione più semplice ed immediata: effettuare una ricerca col comando “site:” + il nome di dominio, ad esempio “site:www.nomesito.it”. Se non vi sono risultati trovati, allora la probabilità che il sito sia bannato è molto alta. Attenzione però, questo potrebbe anche solamente significare che il sito non è stato ancora indicizzato.
2) iscrivendo il sito al Webmastertool di Google, nell’homepage relativo al sito internet (dopo la verifica) è possibile vedere alcune indicazioni da parte del crawler di Google che indica chiaramente la motivazione del perchè il sito non sia presente negli indici.
Spero di aver fatto un pò di chiarezza a tutti coloro che controllano periodicamente le SERP ed i risultati dei propri siti internet in funzione del ranking raggiunto su Google.
Etichette: ban, google, internet, marketing online, penalizzazione, SEO, serp, web marketing
La tipica espressione utilizzata da chi è a conoscenza di una preziosa informazione, mista tra segreto e pettegolezzo? “Un uccellino, mi ha detto…” Ora il buffo e minuto uccellino azzurro parla realmente nella rete!
Twitter è un sistema di comunicazione diretta che si basa sulla volontà di condividere con tutti i contatti ciò che si sta facendo in quel preciso istante e di conoscere, nel contempo, le news degli altri utenti.
Ogni messaggio impostato su Twitter deve avere la lunghezza massima di 140 caratteri, ma quale frase può essere più efficace di un “tweet” (cinguettare) altamente incisivo in cui la tendenza alla brevità si unisce al sarcarsmo o all’umorismo?
Twitter e posta elettronica hanno molto in comune: il cinguettare virtuale, se ben utilizzato, può essere un ottimo strumento per l’email marketing.
L’email ha un oggetto, Twitter ha un tweet.
Etichette: email marketing, emarketing, marketing online, twitter, web marketing
AdWords advertising: Pay per click promuove il tuo business
0 commenti Pubblicato da Unknown alle 15:23Da qualche anno c’è un nuovo modo per pubblicizzare i propri servizi ai potenziali clienti, ovvero attraverso l’internet marketing. E, tra gli strumenti dell’internet marketing, uno di quelli che ha preso maggiormente piede è la pubblicità in PPC. L’acronimo PPC sta per Pay-Per-Click: una tecnica ormai famosa e collaudata di pubblicità su Internet. La pubblicità in PPC è conosciuta anche con i seguenti nomi: * Pay per placement * Pay per performance * Pay per ranking * Pay per position * Costo per click (CPC) Uno degli aspetti più interessanti delle campagne in PPC è che puoi raggiungere persone di tutto il mondo. La pubblicità online significa fare commercio a livello globale. Questa tecnica si utilizza nell’ambito del marketing sui motori di ricerca e per applicarla ti viene richiesto di pagare un costo ogni volta che qualcuno clicca su un annuncio online che porta al tuo sito (o al link che hai impostato). I tuoi annunci PPC vengono inseriti in automatico dentro le pagine che visualizzano i risultati ottenuti dai motori di ricerca come Google, Yahoo, MSN, etc.
Un video è la riproduzione del reale.. I soggetti del filmato sono identici a se stessi. Nessun cambiamento. Un astratto ricordo diventa oggetto tangibile.
Chiunque, con semplici mezzi, può realizzare e condividere un video: questa filosofia sta alla base di Youtube, lo strumento per la condivisione di video e filmati, nato nel 2005 e che possiede circa 20 milioni di visitatori mensili.
Un potenziale comunicativo del genere è un valido alleato dell’email marketing. Un video messaggio inserito in un’email attraverso un link e commentato con frasi ad hoc, costituisce uno strumento di comunicazione immediato ed efficace.
Etichette: email marketing, marketing, video online, you tube
venerdì 11 dicembre 2009
Utilizzi i video online per il tuo business? Conosci qual'è il miglior tipo di video per aumentare le vendite o far impennare il traffico sul tuo sito?
Scegliere quale tipo di video produrre dipende da come misuri il ritorno del tuo investimento di marketing. Tuttavia, mentre ogni tipo di video ha i suoi rischi e i suoi vantaggi, potete dare per scontato che il video avrà un grosso impatto sui vostri clienti e visitatori.
Dai un'occhiata veloce a queste due recenti statistiche:
• Nell'Aprile 2009, ComScore riporta che negli USA i navigatori hanno visualizzato oltre 16.8 miliardi di video online.
• In un recente sondaggio a dirigenti, oltre il 70% degli intervistati hanno sostenuto che i video possono aumentare la conoscenza dei loro brand.
Nonostante la popolarità dei video online però, non pensare che una bella clip sul tuo sito ti possa far diventare ricco o portarti tonnellate di visitatori. E' un pochino più complicato. Dovrai provare e sperimentare per raggiungere i risultati migliori per la tua situazione specifica, come per qualsiasi altro aspetto della tua strategia di business.
Per aiutarti a scegliere la migliore soluzione video per la tua azienda, i ragazzi di EyeView hanno pubblicato una guida per delineare ed esplorare i tre tipi di video più semplici che puoi utilizzare nel tuo business. Questi sono:
• Video Virali
• Video di Conversione
• Video Educativi
Come fai a sapere quale soluzione fa per te? Quale tipo di video ha maggiore successo?
Ecco tutti i dettagli:
I video virali differiscono in termini di posizionamento dagli altri tipi di video discussi in questo articolo. Essi danno il loro meglio quando sono posizionati su un altro sito rispetto a quello aziendale. I video virali sono fatti per la distribuzione e la promozione. L'obiettivo delle aziende è quello di embeddare il video all'interno di molti siti in modo da raggiungere più pubblico possibile. Questo non è sempre una cosa positiva.
Se l'obiettivo del tuo video di conversione è incrementare le conversioni, allora la metrica per misurare il successo potrebbe essere semplice. Se il numero o la percentuale delle tue conversioni aumenta, allora il video è stato un successo.
L'aumento della conversione può avere un impatto diretto sui guadagni della tua azienda, a seconda dell'obiettivo della conversione. Non c'è da stupirsi se sempre più aziende si stanno concentrando sui video di conversione come strumento più adatto per fornire loro un ritorno dell'investimento.
I video educativi probabilmente non appariranno nella tua homepage. Ci sono diversi motivi per inserire i video educativi nel tuo sito e, diversamente dai video virali e di conversione, essi possono aiutarti a raggiungere più obiettivi senza nulla togliere al successo del video. Ciò significa che il tuo video educativo non deve essere così strettamente focalizzato su un unico obiettivo.
E' più difficile promuovere i video educativi, rispetto ad altri tipi di video. E' molto meglio posizionarli e realizzarli in modo mirato sugli specifici clienti nelle diverse fasi di vendita.
I video educativi sono pensati per evitare la confusione nei consumatori e per fornire chiarezza. Se l'obiettivo dei tuoi video educativi è quello di diminuire il carico all'assistenza cliente, allora una sua netta riduzione è la migliore misura del loro successo.
Etichette: marketing online, video online, web marketing
I social media possono essere utilizzati per fare business? In che modo le aziende possono usare i social media per migliorare l'efficacia delle proprie iniziative di marketing e per aumentare le proprie vendite?
I social media stanno irrompendo nel mondo del business, ma capire come sfruttarli in modo ottimale rimane una delle sfide maggiori per chi fa marketing.
Se da un lato non esiste una formula segreta con la quale il tuo business possa beneficiare dei social media, dall'altro esistono numerosi esempi che evidenziano chiaramente la crescente rilevanza dell'utilizzo dei social media per aumentare le proprie opportunità di business:
• L'utilizzo dei social media sta crescendo rapidamente. eMarketer ha previsto che entro soli quattro anni più del 50% degli utenti di Internet saranno diventati visitatori abituali dei social media.
• I canali tradizionali di marketing sono diventati luoghi ingannevoli per la promozione del proprio prodotto. I consumatori sono sospettosi nei confronti del marketing e la rete di relazioni creata ad hoc per la vendita di un prodotto non è più efficace.
• I social media si focalizzano sulla partecipazione, sulla community e sull'autorevolezza. Il tuo approccio di marketing, in un'economia attenta, dovrebbe essere finalizzato alla creazione di una comunità di visitatori fedeli che fungano da "evangelisti" del tuo brand, desiderosi di diffondere la conoscenza della tua attività.
• I social media stanno emergendo come un indicatore attendibile delle performance pubblicitarie online.
"OK" - potresti dire - "Sto cominciando a capire il valore dei social media per il mio business, ma che tipologia di social media dovrebbe utilizzare la mia azienda?"
Linkedin e Facebook sembrano oggi il luogo d'incontro preferito degli uomini d'affari, mentre i blog sono le forme più popolari di social media che le organizzazioni stanno cominciando ad utilizzare.
Josh Gordon, consulente di marketing e presidente di Selling 2.0, ha preparato un report estremamente utile sui social media che fornisce interessanti spunti sull'utilizzo e l'adozione dei social media nel mondo delle aziende e degli affari.
Quattro servizi dominano l'utilizzo della rete e dei servizi di social media:
• LinkedIn (79.3% degli intervistati lo utilizza attualmente),
• Facebook (77.2% lo utilizza attualmente),
• Twitter (75.3% lo utilizza attualmente).
• I blog seguono a breve distanza, con il 68% delle aziende che li utilizza attualmente.
• Solo il 17.2% delle aziende utilizza MySpace per fare business.
Etichette: marketing online, social marketing, social network, web 2.0, web marketing
Lo scorso 9 dicembre, all’interno del Search Engine Strategies 2009 di Chicago, si è svolta un’interessante sessione nella quale un gruppo di professionisti SEO hanno dibattuto quale sia la miglior soluzione tra campagne Pay Per Click (PPC) o azioni di ottimizzazione sui motori di ricerca (SEO).
Uno dei punti analizzati è il tasso di conversione del traffico ottenuto in base alla sua origine (PPC o traffico naturale generato dalle ricerche sui motori).
Dallo studio emerge che:
- Tasso di conversione: PPC batte nettamente SEO
- Valore medio dell’ordine: a favore del PPC
- Tempo medio passato sul sito: a favore del PPC
Etichette: marketing online, PPC, SEO, sito web, web marketing