martedì 13 luglio 2010
Cosa è meglio per un’azienda? Facebook? Twitter? Il Blog?
0 commenti Pubblicato da Unknown alle 18:23Spesso le aziende mi chiedono se devono essere presenti su Facebook o Twitter, e se sì, cosa devono fare. Altre mi chiedono ma è meglio aprire un corporate blog o una pagina su Facebook?
Ultimamente c’è stata una vera rincorsa da parte di molte aziende e attività commerciali ad aprire gruppi e pagine su FB, proprio per il fatto che FB è gratis, per poi chiedere ossessivamente a tutti (amici, clienti, conoscenti) di diventare fan; quasi che avere il massimo numero di fan o amici equivalesse a essere più importanti o a incrementare il business.
Quando l’approccio è fine a sé stesso, la sua efficacia è molto ridotta, tanto più Facebook che si diverte a cambiare le carte in tavola molto spesso: è di poco tempo fa la modifica dei fan in semplici “I like”(=mi piace).
Il punto è che i social network non nascono per scopi commerciali e se si entra con il modo e il linguaggio sbagliato, non solo non si ottengono risultati, ma si rischia di essere bannati. Senza parlare dell’effetto boomerang di coloro che sono bersagliati da messaggi privati e inviti ad eventi: un vero bombardamento di spam indesiderato.
La verità è che questi siti sono nati per far divertire le persone: per farle incontrare, conoscere, dialogare, scambiare foto, video e link. Se un’azienda riesce ad entrare in questa ottica e magari far divertire i suoi (potenziali) clienti ecco che le possibilità di ritorni aumentano. Non è un caso che creare applicazioni sia una delle forme più intelligenti di promozione.
Se usato intelligentemente Facebook ha un’enorme potenza comunicativa: se ho un gruppo di reali appassionati al mio settore/articolo/argomento, posso con un click inviargli comunicazioni e news con un tasso di risposta molto forte.
Ma d’altra parte non dobbiamo dimenticarci che oltre alla sfera ludica, Fb ha un altro limite: la sua mutevolezza nel tempo. Tutto ciò che posto, pubblico, commento, linko oggi, domani sarà già sparito nel flusso delle conversazioni.
Questa è l’ obiezione che pongo a chi - organizzando eventi o pubblicando news spesso - non investe anche in altre forme di visibilità online, vedi ad esempio un blog.
E’ vero che oggi è più facile che ci siano commenti e interattività su Facebook rispetto a un blog, ma il blog mi permette di mantenere traccia di quello che, come azienda, faccio.
Questo punto è molto complesso, anche perché nel frattempo si è aggiunto pure Twitter! Dove la tempestività e potenza di fuoco dei messaggi va di pari passo a una estrema volatilità delle twittate! (tweet significa infatti cinguettio).
Mi piacerebbe lanciare una discussione su questo argomento!!!
Etichette: blog, facebook, marketing online, posizionamento, social network, social networking, twitter, web 2.0, web marketing
giovedì 10 giugno 2010
Poco tempo fa il team di Google Analytics ha annunciato, tramite un post sul blog ufficiale, una novità di rilevante importanza.
Google sta infatti testando un plugin per browser che permetterà agli utenti di decidere se essere tracciati o meno sui siti che utilizzano Google Analytics. Il plugin è ancora in fase di test e dovrebbe essere rilasciato nelle prossime settimane.
Con questo plugin Google vuole tutelarsi dai problemi di privacy. Ricordiamo infatti che qualche mese fa le autorità tedesche avevano dichiarato illegale l’utilizzo di Google Analytics in Germania a causa del mancato consenso preventivo da parte degli utenti a fornire informazioni ritenute sensibili.
Google Analytics è uno dei software di statistiche più utilizzati al mondo, quindi cosa comporterà?
La diffusione dell’utilizzo di questa possibilità di “opt-out” potrebbe portare le aziende ad avere dei dati statistici meno precisi in merito ai visitatori del proprio sito web.
Google, infatti, non ha ancora reso noto per quali browser sarà reso disponibile il plug-in e non ha chiarito se il plugin verrà integrato di default nei principali browser.
Molto probabilmente alcuni utenti utilizzeranno il plugin per non essere tracciati, ma la maggior parte degli utenti non lo farà. La web analytics è sopravvissuta ai problemi di tracciamento dovuti alla disattivazione di cookie e javascript nei browser e resisterà anche a questo plugin.
Inoltre Google Analytics offre una possibilità di gestione della privacy. Ciò potrebbe portare ad una sua diffusione ancora maggiore.
Etichette: google, google analytics, marketing online, privacy in rete, statistiche web, web marketing
giovedì 27 maggio 2010
Come capire e identificare il valore della popolarità e quindi del successo di una marca sul Web? E’ sufficiente conoscere il Google PageRank del sito ufficiale del brand e il numero dei suoi fan su Facebook?
Proviamo a rispondere a queste domande individuando un insieme di indicatori utili ad analizzare il posizionamento e la popolarità dei brand nella Rete.
Il successo di un brand online è funzione sia della reputazione che della popolarità: in questo articolo ci occupiamo della popolarità.
Come dicevamo inizialmente, i metodi che utilizzano il Google PageRank come unico indicatore della popolarità sono fortemente limitati: a dirlo non siamo noi, ma Google stessa! Infatti la nostra ricerca prende spunto anche dall’articolo Google e l’abbandono del PageRank che, riportando l’opinione del Director of Research di Google, mette in discussione il valore assoluto del PageRank per quantificare il successo di un sito web.
Abbiamo scelto gli indicatori maggiormente orientati all’analisi di siti web di brand, attribuendo a ciascuno di essi un peso, a seconda della loro importanza. Gli indicatori considerati sono:
1. Google PageRank: valore numerico compreso tra 0 e 10 che Google assegna ad ogni pagina web indicizzata sulla base della sua popolarità.
2. Wikipedia: numero di collegamenti esterni presenti su Wikipedia alle pagine del sito ufficiale di un brand.
3. Facebook: numero di iscritti alla pagina fan ufficiale del brand.
4. Link in entrata: numero di link che rimandano al sito ufficiale del brand.
5. Twitter: numero di follower del brand.
6. Delicious: numero dei segnalibri Delicious in cui è presente uno dei siti del brand.
7. YouTube: numero di iscritti al canale ufficiale del brand.
8. Alexa: valore numerico che indica il ranking del sito, calcolato sulla base del numero di utenti che lo visitano e del numero di pagine viste.
9. Google Statistiche di ricerca: numero di volte in cui un brand è stato ricercato su Google nel corso degli ultimi 90 giorni.
Questi valori che abbiamo elencato sono in grado di fornire un indice complessivo della popolarità sul Web di un brand e può essere esteso a qualsiasi settore, merceologico o meno. Per poter determinare il successo online, che è funzione sia della popolarità che della reputazione, in futuro ci occuperemo di reputazione e di Social Media Monitoring, completando l’analisi quantitativa con una qualitativa, in modo da analizzare non solo “quanto” un marchio sia presente sul web, ma anche “come” sia presente. Nestlé ad esempio è “popolarissima” su Facebook, ma andando ad osservare la sua pagina fan ufficiale un po’ più da vicino ci si accorge che alcuni dei commenti presenti non sono per nulla positivi. Da adesso in poi, quindi, il nostro progetto si concentrerà sugli aspetti qualitativi della presenza online dei brand, e potrebbe presto tradursi in un nuovo post.
Etichette: brand, brand online, brand popolarità, marketing online, popolarità online, web marketing
venerdì 16 aprile 2010
Hai mai provato a cercare su Google suggerimenti su come scrivere una headline che funziona? Io l’ho fatto, così per curiosità e ho trovato ben 88.000 risultati. Solo in italiano. Cosa ti pare?
Pensa a ciò che avviene quando entri in un negozio o passeggi per le vie del centro: qualcosa cattura la tua attenzione, approfondisci, desideri ed acquisti. Sui siti web avvengono le stesse cose nel medesimo ordine, sia che si tratti dell’acquisto di un libro che della prenotazione di una camera.
Pensa all’impatto che una buona headline può avere su di te. Quale libro sceglieresti tra: “Consigli Utili Per Sviluppare La Muscolatura” o “Scolpisci Il Tuo Corpo Grazie Ai Segreti Di Un Ex Bodybuilder”?
Se sei come me, sei attratto più dal secondo titolo, l’headline è l’unica cosa che conta nella vendita, non importa quando informativo sia il contenuto, una buona headline è il passo fondamentale per una pagina vendita da centinaia di euro.
Al giorno d’oggi che ci sono centinaia di blog che nascono ogni giorno, la competizione si fa sempre più spietata, non importa chi sia il più acculturato, l’importante è riuscire a portare traffico e la spunta quello che riesce a strutturare le headline migliori per attrarre i visitatori.
Le migliori headline che ho visto usavano dei trucchi persuasivi per invogliare un potenziale utente a compiere l’azione di acquistare il prodotto, ecco le strategie che dovete assolutamente applicare alla vostra headline:
• Usa l Verbo “Come Fare” : I navigatori vanno sempre di fretta di questi giorni, se cercano una determinata cosa online, la vaglino in fretta e furia, il “come fare” è un qualcosa che fa capire all’utente che si va direttamente al punto.
• Usa I Numeri: E’ stato testato che le persone sono eccitare dai numeri, danno una chiara spiegazione delle cose che riusciranno ad avere, e sono di più veloce lettura, il contenuto e sovrano, ma quello veloce e senza fronzoli ancora di più.
• Sii Specifico: Meglio non far rimanere all’utente nessuna perplessità dopo aver letto la headline, è buono essere esplicativi nella propria headline, ma meglio andare diritti al punto e far capire al potenziale buyer cosa riceverà.
• Dai Benefici: Perché una persone dovrebbe leggere il contenuto che proponi se non glie è di nessuna utilità? Usa solo informazioni che possono dare benefici ai tuoi clienti, nulla di più.
• Tieni A Mente Le Tue Keywords: Non sacrificare il posizionamento organico nei motori di ricerca per una headline carina. Cerca di inserire nell’headline keywords che siano attinenti con la tua nicchia.
• Inizia Con Un Verbo Magnetico: Questo è il momento di incuriosire il lettore e catturare la tua attenzione, il tipo di verbi che si usano, possono determinare la riuscita o il fallimento dell’headline, tipo “Scopri” è molto più efficace di “vedi” e “Segreto” più efficace di “informazione”.
• Fai Una Domanda: Questa è un’atra tattica per intrigare il lettore, cosi li spingi a trovare una risposta nella tua sales copy.
Attenzione però dipende sempre da chi è il Target. In qualsiasi forma di comunicazione l'attenzione e il messaggio sono solo e soltanto per il ricevente/utente/internauta/lettore.
Troppo facile poi sostenere che “la pubblicità online non funziona”. Per scuotere gli utenti, la condizione indispensabile, è di avere un titolo in grado di suscitare curiosità e riscuotere attenzione.
Sul web è bene scrivere titoli diversi a seconda del contesto, ci sono headline che si addicono alla landing page ma non funzionano sui siti di social news, e titoli indicati per gli annunci adwords, ma poco consigliabili per i motori di ricerca.
Sulla pagina web le headline dovrebbero sottolineare il reale vantaggio che il contenuto, o il prodotto descritto nella pagina, rappresenta per l’utente. E’ bene che il focus sia posto sui desideri degli utenti, più che sui bisogni. Ad esempio gli utenti hanno bisogno di cellulari per chiamare, ma desiderano (e comprano) cellulari molto più complessi.
Sui siti di Social News (OkNotizie, Segnalo …) la nostra headline sarà esposta a migliaia di utenti ma per un periodo molto breve. Dovrai scrivere una headline che suggerisca immediata utilità e una certa urgenza. Sugli annunci Adwords avrai la necessità di avere la key nel titolo, per alzare il Quality Score e quindi per abbassare i costi della campagna PPC. La key nel titolo farà anche in modo che questo esca in grassetto, aumentando in questo modo il CTR. Nel tag title è bene mettere le keywords a sinistra, per motivi legati alla SEO (Ottimizzazione per i Motori di Ricerca), senza rinunciare a compiere una frase. Se non vuoi rinunciare al brand ponilo alla fine del title, magari separato da un trattino.
Penso che vi sarà utile anche considerare i consigli che ha dato uno dei padri della pubblicità moderna, David Ogilvy. Questi consigli David Ogilvy li ha dati quando Internet non c’era ancora, SEO era una sigla sconosciuta e il marketing era solo marketing, senza web davanti. Ma sono a mio parere ancora attualissimi.
Eccoli, per tutti quelli che amano il lavoro del copywriter e lo fanno con passione e impegno sincero. Sono cinque piccole domande facili facili la cui risposta non sempre è scontata:
questa headline che sto leggendo o che ho scritto
ha attirato la mia attenzione appena l’ho vista?
Avrei voluto averla pensata io?
E’ unica?
E’ perfettamente in strategia?
Potrebbe essere usata per altri trent’anni?
Se riesci a dare una risposta a questa ultima domanda, sarai pronto ad entrare nella storia della pubblicità e della comunicazione.
martedì 16 marzo 2010
Si chiama Link Popularity il numero di link in-bound (o back-link) presenti su altri siti verso quello in oggetto.
La popolarità da link (link popularity in inglese) è una misura dell'affidabilità dei contenuti di un sito web, che influisce notevolmente sulla visibilità online. Oggi i motori di ricerca premiano l'affidabilità di un sito innalzandolo ai primi posti nelle pagine di risposta.
Per i motori, infatti, il fatto che vi siano molti riferimenti ad un sito denota la sua importanza. Un alto numero di link fa ritenere che molti webmaster abbiano trovato interessante il sito e lo abbiano indicato ai propri utenti.
La popolarità da link è solo uno dei tanti parametri presi in considerazione da Google per decidere la posizione di una pagina. Pertanto una pagina con elevata popolarità non ottiene automaticamente una posizione migliore rispetto ad una pagina con popolarità più bassa.
Il PageRank utilizza la link popularity come fattore importante per il posizionamento di un sito.
La LP (spesso è semplicemente chiamata così) è uno dei principali parametri per un buon posizionamento per la maggior parte dei motori (ininfluente, invece, per le directory).
Importanza della Link Popularity del tuo sito web
Non soltanto per i motori di ricerca, ma per il sito stesso, è inutile averlo se nessuno sa che esiste. Aumentare la link popularity è uno dei compiti più difficili ma anche più importanti. I modi sono tantissimi, le idee infinite e diventano sempre più ogni giorno che passa.
Usato come fattore fondamentale nel PageRank di Google, la link popularity è l'arma più potente di tutti i motori di ricerca nell'arsenale di ranking dei siti indicizzati. Essenzialmente più siti hanno un link al tuo più i motori ti considerano importante e più possibilità hai di competere ai posti in testa ai risultati, e le tecniche di ottimizzazione on-page non garantiranno un posizionamento significante se non aiutati da un buon link popularity.
L'obiettivo dei motori di ricerca è quello di fornire ai loro utenti quei documenti che loro veramente cercano. E come fanno a distinguere tra la massa di pagine web disponibili on-line? Cercheranno quelle che la maggior parte dei siti con argomenti correlati propongono tramite i loro link. Il posizionamento di un sito in base alla sua link popularity neutralizza gli effetti negativi prodotti dallo spam e dalla manipolazione dei fattori on-page.
La popolarità di un sito è il numero totale dei altri siti che hanno un link verso di lui. Ma questo valore è solo metà di quello che conta. La link analysis, o analisi della link popularity, è il numero totale di inbound link qualitativi. Va quindi oltre al numero dei link, non è il totale assoluto che conta ma la loro qualità.
Aumento della LP
Realizzato il sito, è opportuno, però, che l’aumento della Link Popularity non sia troppo repentino. Per gli algoritmi di indicizzazione più accorti, infatti, un aumento troppo veloce sarebbe chiaro indice di ottimizzazione in corso. L’aumento, invece, deve essere graduale nel tempo e possibilmente costante.
Alcune considerazioni:
• anche se ogni link ha valore, quelli da pagine a tema sono di maggior contributo;
• link da siti con alto Page Rank, hanno più valore;
• link da pagine con buon contenuto di testo, sono preferibili;
• i link non devono provenire da siti penalizzati.
In rete sono facilmente identificabili con una ricerca, numerosi tool che consentono il conteggio dei link presenti su web.
Se il parametro in sé ha un significato, va considerato che la concordanza di temi tra due siti che si indicano aggiunge molto valore al link. In generale, in termini di costo/prestazioni, si ritiene di gran lunga preferibile avere cinque link da siti a tema, che 50 da siti completamente diversi dal nostro.
Troppi link provenienti da altrettanti siti con argomento diverso dal nostro, ma concorde tra loro, può spostare la classificazione del nostro sito, nella matrice che i motori di ricerca memorizzano.
Allo stesso modo, se tutti i link provengono da siti a tema, si potrebbe pensare ad una certa “forzatura”. Il motore di ricerca, infatti, dà maggior credito ad una crescita spontanea e naturale della link popularity.
Per il motivo sopra indicato, la crescita improvvisa della link popularity, soprattutto da valori bassi e con sito nuovo, può essere inteso come intensificazione dell’attività di posizionamento, cosa estremamente dannosa, ad oggi.
Il modo migliore per aumentare la link popularity in modo naturale è frequentare la blogosfera, partecipare ai forum, vivere il social networking e soprattutto fare un sito con risorse ed informazioni utili per i visitatori.
Eventi, manifestazioni, giochi a premio, documenti, manuali, schermi, ecc,
sono tutti sistemi per far aumentare in modo spontaneo la link popularity.
Quantità o qualità dei link
Con un sistema di analisi dei link è più facile filtrare gli spammer che attivano una moltitudine di pagine nei siti che offrono hosting gratuito e poi li linkano al loro sito principale. Nell'ultimo tempo i motori di ricerca non danno più valore alle pagine ospitate in aree gratuite. Cambiando quindi il valore della quantità con quella della qualità dei link, il risultato finale è sostanzialmente ponderato.
Non tutti i link hanno la stessa importanza. E' importante avere link da siti popolari con i stessi termini di ricerca. Pochi link da siti popolari del tuo settore valgono di più di molti link da siti meno popolari o siti che non trattano argomenti rilevanti per le keyword che ti interessano.
Se vuoi avere un buon posizionamento nei motori di ricerca che usano algoritmi di link analysis dovrai essere collegato con altri siti di buona reputazione nel tuo settore. Ovviamente dovrai tenere conto anche di tutte le tecniche di ottimizzazione on-page, usare le chiavi che stai mirando e avere contenuti rilevanti a queste parole.
Etichette: link popularity, marketing online, sito web, web marketing
domenica 28 febbraio 2010
Tutti o quasi conoscono Facebook, ma in pochi sanno come fare business usando Facebook. Come puoi utilizzare il social network più diffuso per promuovere il tuo sito o la tua attività, per incrementare i tuoi guadagni o il traffico verso il tuo blog, accrescere il numero di fan della tua community online?
Come utilizzare Facebook per fare business? Premesso che Facebook non è per tutti e che è comunque uno strumento complementare ad altri nella comunicazione e sopratutto nella relazione con il web sociale, Facebook mette a disposizione delle aziende diversi strumenti per entrare in relazione con la sua community, che in Italia vanta oltre 12 milioni di utenti.
In particolare il punto di partenza è il profilo pubblico, detto anche pagina, che è un po' l'equivalente del profilo personale per tutti i soggetti non personali. L'errore assolutamente da evitare è quello di aprire un profilo personale e intestarlo all'azienda, o all'attività economica, o all'associazione.
Cosa che tuttora succede abbastanza frequentemente ma che è una violazione dei termini del servizio di Facebook per cui può comportare la chiusura del profilo personale. Quindi dal profilo pubblico poi si possono fare tante altre cose, ci sono i gruppi, c'è la possibilità di fare campagne pubblicitarie...
Per chi ha un sito o un blog, Facebook può portare dei benefici sotto vari punti di vista.
Uno è quello della moltiplicazione della diffusione dei propri contenuti, perché ci sono utenti su Facebook che conoscono poco il mondo dei blog, o comunque il web in generale, perché magari hanno cominciato a navigare proprio da Facebook, quindi è un modo per entrare in relazione con un pubblico che si va ad aggiungere con quello che il sito o il blog ha già.
In più può essere un importante canale di ritorno per avere feedback, commenti e aumentare un po' la conversazione intorno al proprio sito o blog, che può avvalersi anche di un altro strumento di Facebook che è Facebook Connect, che permette di autenticarsi per commentare sul blog per esempio utilizzando le credenziali di Facebook, quindi senza doversi registrare una seconda volta.
Qual è il segreto per aumentare i fan sul proprio profilo pubblico? Quello di aumentare i fan è un obiettivo che chi ha un profilo pubblico dovrebbe porsi.
Però oltre a questo è più importante creare un coinvolgimento con i fan del proprio profilo e far sì che, tanti o pochi che siano, siano stimolati e invogliati spontaneamente a condividere le cose che leggono sul profilo pubblico, a pubblicare sul proprio profilo e farle conoscere ad altri amici.
In ogni caso all'inizio quando si apre un profilo pubblico che ha uno scopo in qualche modo commerciale o professionale, ci si può avvalere della parte pubblicitaria di Facebook, quindi aprire una piccola campagna pubblicitaria, che costa veramente pochi dollari, indirizzarla su un target molto profilato; perché Facebook permette di fare pubblicità utilizzando la profilazione degli utenti, quindi io posso far comparire il mio banner che invita gli utenti di Facebook a diventare fan del mio profilo, per una categoria ben precisa, posso ad esempio prendere i maschi, che abitano a Milano, che sono laureati e che hanno da trenta a quarant'anni.
Questa profilazione è possibile con Facebook e non è possibile con nessun altro strumento, quindi nell'ottica di creare una massa critica per il profilo pubblico può essere una leva da utilizzare.
Come si può comparare la pubblicità su Facebook con un altro canale molto diffuso che è quello di Google Adsense? Dal mio punto di vista una è la differenza sostanziale, ed è quella per cui Adsense contestualizza la pubblicità in base al testo della pagina dove va a posizionarsi.
Nel caso di Facebook invece l'annuncio va nelle pagine del profilo degli utenti che io ho selezionato. Quindi se su Google io compro delle parole chiave, su Facebook in realtà posso fare una campagna sia Cpm, quindi comprando impression, sia pay per click, quindi pagando soltanto i click degli utenti sul mio banner, identificando un profilo ben definito di utente: per sesso, posizione geografica, età, titolo di studio, orientamento sessuale e a questo posso aggiungere anche delle parole chiave che sono quelle che l'utente usa per descrivere il proprio profilo.
Quindi ad esempio se voglio colpire particolarmente gli utenti interessati alla toscana, posso aggiungere "toscana" o altre parole chiave relative nel mio annuncio e quindi far sì che il mio annuncio compaia soltanto con quegli utenti che hanno dichiarato di essere interessati alla toscana tra i loro interessi personali.
Quali contenuti pubblicare sul profilo pubblico di Facebook? Ci sono due scuole di pensiero. Una di quelli pigri e che hanno poche risorse, che è quella di utilizzare gli automatismi che permettono di pubblicare automaticamente contenuti presi ad esempio da un feed rss. Quindi io posso attraverso il feed rss del mio blog aggiornare automaticamente il mio profilo pubblico su Facebook, ogni volta che scrivo un nuovo articolo. Questo ovviamente è un modo per popolare di contenuti la pagina ma dà poco valore in termini di relazione.
Utilizzare sicuramente tutti contenuti che possono essere stati pubblicati altrove e che hanno un valore per chi può seguirci e quindi può identificarci in Facebook per le cose che facciamo, ma allo stesso tempo ha molto valore a mio avviso di utilizzare anche la possibilità data da Facebook di aggiungere manualmente dei link da segnalare.
Link che possono anche venire da altri siti, che magari si rifanno agli stessi argomenti che trattiamo nel nostro blog e quindi nella nostra pagina su Facebook, perché l'obiettivo che dovrebbe avere chi gestisce la pagina, e chi gestisce il blog normalmente è quello di dare valore, valore che non necessariamente si traduce nella pubblicazione di contenuti, ma anche nella segnalazione di contenuti prodotti da altri.
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domenica 21 febbraio 2010
La struttura dell’offerta di pubblicità su Internet è in fase di continua evoluzione. Gli attori di questo mercato sono aziende con diversi gradi di specializzazione rispetto sia ad Internet che al mercato pubblicitario.
E’ evidente che il pieno sfruttamento delle potenzialità della pubblicità in rete è una condizione fondamentale per lo sviluppo dell’economia legata ad Internet. Per raggiungere questo obiettivo è necessario conoscere e saper sfruttare in maniera opportuna le diverse strategie di comunicazione basate sulla rete. Ecco alcuni esempi.
• Strategia finalizzata alla notorietà del marchio o del sito: questa è la forma di utilizzo del web che meno sfrutta le opportunità offerte da Internet. Generalmente una campagna di questo tipo consiste nell’inserimento di banner in siti caratterizzati da un alto volume di traffico e con una targettizzazione non obbligatoriamente determinata. L’obiettivo di queste campagne è quello di diffondere il brand o far conoscere un prodotto senza avere la finalità principale di indurre il navigatore nel ciccare sul banner e visitare il sito. L’esposizione del banner aumenta, quindi, la notorietà del marchio pubblicizzato, come avviene per uno spot televisivo o una pagina pubblicitaria su una rivista. In questo caso, il web viene utilizzato con logiche di comunicazione proprie dei media tradizionali: variabili strategiche sono la numerosità del pubblico raggiunto almeno una volta dal messaggio (reach) e il numero medio di esposizioni realizzate per individuo (frequency).
• Strategia finalizzata alla generazione di visite: in questo caso la campagna è concepita per generare traffico su un particolare sito web target. La valutazione dell’efficacia della campagna deve essere effettuata valutando e misurando il numero di visite al sito web pubblicizzato generate dallo stesso annuncio e il numero del click-through, cioè il numero delle volte in cui il banner dell’inserzionista è stato cliccato. La valutazione dell’efficacia di questo metodo deve essere corretta considerando che un navigatore che ha cliccato sul banner può decidere di interrompere il trasferimento dei file che compongono la pagina web associata (target ad), perché per esempio si rende conto di aver commesso un errore o perché la pagina è troppo lenta nel visualizzarsi, e via dicendo: in tutti questi casi l’advertising server registra un click-through, pur non verificandosi alcuna visita reale al sito pubblicizzato.
• Strategia finalizzata al rapporto personale: vengono classificate in questa categoria tutte le iniziative che hanno lo scopo di creare un rapporto di one to one marketing tra l’azienda e il cliente. Tra queste si devono considerare tutti i servizi personalizzati di informazioni, alert e gestioni personalizzate con profilazione dell’utente. Questi servizi possono essere forniti al cliente solo dopo registrazione in un sistema di membership costruendo in tal modo una banca dati di informazioni sul loro conto, e come contropartita forniscono loro l’accesso ad una serie di sevizi esclusivi.
La variabile strategica maggiormente utilizzata per valutare questo tipo di campagna è il numero di visite ripetute, che misura la capacità di un sito di creare un rapporto continuativo con il cliente facendo in modo che egli torni ripetutamente a visitarlo e il numero dei clienti registrati al servizio.
• Strategia finalizzata alle vendite: questa strategia risulta ottima per tutti i siti web che offrono servizi a pagamento per i clienti sia on line che off line. Non è detto, infatti, che l’obiettivo di aumentare le vendite debba essere conseguito tramite l’e-commerce ma sicuramente l’e-commerce deve essere sinergico con la massimizzazione delle vendite off-line. Le variabili strategiche per la valutazione dell’efficacia delle campagne sono il fatturato, il numero di prodotti venduti, il numero di nuovi clienti acquisiti.
• Strategia finalizzata alla diffusione di comunità virtuali: l’obiettivo della strategia è invece quello di creare una comunità virtuale che direttamente o indirettamente possa far riferimento all’immagine o al prodotto dell’azienda. Le comunità virtuali sono comunità di persone che, per motivi professionali, per passioni individuali o per puro divertimento, condividono l’interesse per un determinato argomento, e utilizzano Internet per scambiarsi opinioni, esperienze, scoperte personali, consigli . Nasce così un nuovo modo di considerare il rapporto tra azienda e cliente: questi non è più un soggetto passivo a cui inculcare una determinata convinzione tramite la pubblicità, ma diventa parte attiva, fino ad essere addirittura partner dell’impresa nel processo di progettazione e sviluppo del prodotto. “La misurazione dell’efficacia di iniziative strategiche di questo tipo può essere fatta attraverso la valutazione della numerosità della comunità virtuale legata all’azienda, o considerando la portata qualitativa degli interventi che vengono realizzati; un giudizio completo, comunque, non può che derivare da un’analisi ex post che valuti in modo globale costi e benefici dell’iniziativa”.
Etichette: marketing online, strategie, strategie online, web marketing
venerdì 19 febbraio 2010
Mettere online la propria attività: Gli obiettivi di un sito
0 commenti Pubblicato da Unknown alle 13:26Che si tratti di una homepage personale o di uno spazio per il commercio elettronico, un sito non nasce, e non deve nascere, mai per caso. Sono passati i tempi in cui la motivazione a mettere qualcosa sul Web era legata al solo desiderio di imitazione (se lo fanno gli altri devo farlo anch'io).
Conoscere l'obiettivo è il più importante passo per qualsiasi progetto che hai in mente.
L'obiettivo è vitale per sapere dove stai andando e come andarci. Hai mai visto una barca viaggiare senza meta? Un buon capitano di una nave prima di partire pianifica la rotta per arrivare a destinazione ed il suo compito è di fare in modo che la barca ci arrivi.
Così come il marinaio, devi avere ben chiaro qual é l'obiettivo del tuo sito web in modo da sapere quale sarà la rotta da seguire.
Un sito web ha un significato se è abbinato ad uno scopo, ma di per sé non ha un suo significato specifico. Che sito hai visitato oggi? Perché lo hai visitato? Cosa stavi cercando?
Quando ti colleghi al sito della tua banca, il tuo scopo è di gestire il tuo conto facendo bonifici, controllando gli estratti conto e i vari incassi. Non provi piacere nel gestire il tuo conto online, ma una volta controllato che il tuo conto è in ordine e pieno di euro, proverai piacere nell'aprire una bottiglia di vino e festeggiare i tuoi successi commerciali.
Il sito della banca è solo il mezzo per arrivare ad aprire quella bottiglia di vino.
Per capire con quali modalità promuovere un sito è innanzitutto importante comprendere quali scopi si vogliono raggiungere attraverso lo stesso, per non rischiare investire tempo e risorse nella direzione sbagliata.
Qui ho voluto provare con voi ad individuare esempi di tali obiettivi che non sono per forza mutuamente esclusivi ma che, anzi, possono presentarsi in fasi diverse della crescita di un sito e che vanno perseguiti utilizzando strategie diverse, molto spesso complementari tra loro.
Ecco alcuni esempi:
• Avere traffico sulla homepage del sito
• Aumentare il tempo di permanenza degli utenti sul sito
• Raccogliere iscritti ad una newsletter
• Generare traffico qualificato (ovvero di visitatori veramente interessati a quanto proponete sul sito)
• Avere visitatori ricorrenti
• Generare guadagni attraverso i programmi di affiliazione
• Coinvolgere i visitatori nell'interazione in un forum
• Stimolare i visitatori a scaricare o condividere files
• Acquisire nuovi clienti per il proprio negozio offline
• Acquisire nuovi clienti vendendo online
• Fidelizzare i clienti già acquisiti
Anche sul Web, vale il proverbio "chi ben comincia è già a metà dell'opera". Il successo (o l'insuccesso) di un sito inizia infatti dalla fase di progettazione e una buona strategia di web marketing parte dal primo tag "html" che inserite nel sito.
Proviamo a dare delle linee guida su come “stillare la vostra carta degli obiettivi”.
L'obiettivo deve essere semplice e ben definito
_Vorrei un sito web colorato, magari con una musica di sottofondo e delle immagini in scorrimento che mostrino....
_Perché?
_Ovvio, vorrei che più persone possibile trovino i nostri prodotti in rete e comprino da noi
_Perché?
_Per vendere di più!
_Come?
_Mostrando come i nostri prodotti siano qualitativamente migliori e a buon mercato della concorrenza
Avere un bel sito è sicuramente uno scopo onorevole, ma se scavi a fondo riuscirai a trovare i veri motivi su cui puntare durante la costruzione del tuo sito web. Basta che ti domandi il "come" e il "perché" e puoi scomporre l'obiettivo fino a renderlo più semplice e chiaro.
Esempio: lo scopo di un sito web potrebbe essere quello di ottenere più visite possibili sperando in un conseguente aumento del valore di conversione ovvero il numero di lettori del sito che intraprendono una data azione come il contatto o l'acquisto. Il ritorno economico del sito è certamente importante, ma non è detto che esso debba essere raggiunto solamente all'aumentare del numero di visitatori quindi può essere inutile concentrarsi sull'aumento dei visitatori.
L'obiettivo deve essere realistico
Avere uno scopo che sia realisticamente raggiungibile rispecchia onestamente il tuo business e soprattutto mantiene alta la motivazione nel raggiungere l'obiettivo. Il mio consiglio è di creare un obiettivo modesto, ma raggiungibile per poi passare ad un nuovo obiettivo più ambizioso appena festeggiato il primo successo.
L'obiettivo deve essere specifico
Un obiettivo specifico si basa su due fattori:
1. In base a che valori viene misurato il nostro avanzamento verso l'obiettivo
2. Cosa deve succedere per ottenere il successo del tuo sito
Esempi di obiettivi generici ben specificati
Vendere più prodotti
"La vendita dei libri è aumentata del 18% negli ultimi 3 mesi."
Fare più profitti
"Abbiamo ridotto le spese di acquisizione clienti del 15% per ogni cliente in soli 6 mesi"
Aumentare il riconoscimento del vostro marchio
"Durante la nostra ultima fiera, il 20% degli intervistati conosceva già il nostro marchio"
Promuovere i nostri prodotti nel web
"Le caratteristiche chiave dei nostri prodotti sono all'avanguardia (prezzo, qualità, sicurezza...). Nell'ultimo sondaggio è emerso che, rispetto all'anno passato, il 20% in più degli intervistati ha menzionato le caratteristiche chiave come valore aggiunto quando richiesto di descrivere il prodotto."
Essere presenti nel web
"Negli ultimi tre mesi abbiamo ottenuto 25 contatti di clienti interessati all'acquisto"
Ottenere tanti visitatori sul nostro sito web
"Siamo nella top 30 su google.come alla ricerca di .... e abbiamo ottenuto 100 visitatori unici al giorno alla specifica pagina sui vantaggi dei nostri servizi."
Includere dei valori quantificabili, ti permette di avere un obiettivo ancora più preciso e ti permette di monitorare i tuo progressi nel tempo.
Riassumendo
Avere un obiettivo per il tuo sito web ti darà tre importanti vantaggi:
Durante il processo di ricerca dell'obiettivo sarai obbligato a pensare veramente a cosa vuoi ottenere. Una volta conclusa la ricerca ottieni un quadro chiaro e completo di dove vuoi arrivare senza ambiguità
L'obiettivo ti aiuterà a decidere cosa è importante per il tuo sito e cosa deve essere scartato rimuovendo ogni dubbio durante la fase di design del sito
L'obiettivo ti permette di misurare i tuoi successi e trasformare il tuo sito web in uno strumento di marketing misurabile. Il tuo sito web non è più un costo, ma un investimento.
giovedì 11 febbraio 2010
Più volte ripeto, durante i corsi di formazione e nelle consulenze che quando ci apprestiamo a mettere su un sito, oppure ad aggiornarlo con il SEO in mente, bisogna scrivere per gli utenti e non per i motori di ricerca. Facciamo quindi un passo indietro, cercando di rendere questo fondamentale concetto il più chiaro possibile.
Sappiamo bene che i motori di ricerca, nella determinazione del Ranking di un sito web, usano degli algoritmi. Lo sappiamo bene perché la ricerca della comprensione del loro ragionamento graffia spesso la nostra mente e rappresenta probabilmente la nostra più grande sfida nel SEO. Il discorso inoltre è molto complesso perché possiamo benissimo affermare che se anche qualcuno di noi avesse visto un tale algoritmo, dovrebbe essere un genio della matematica per comprenderlo interamente. O comunque qualcosa che ci si avvicini molto. Questo aspetto comunque, è ciò che rende l’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca una sfida costante.
L’algoritmo del motore di ricerca stabilisce un criterio di valutazione in base al quale tutte le pagine web sono comparate per essere il più pertinenti possibili con la domanda che il navigatore fa al motore di ricerca. Questa valutazione base varia da motore a motore infatti Google, come sappiamo, ha più di 200 fattori che determinano il suo algoritmo, e sebbene possiamo capire alcune parti di esso, non c’è assolutamente modo di capire tutte le parti nella loro completezza. Soprattutto quando Google implementa una mezza dozzina di cambiamenti sull’algoritmo ogni settimana per cercare di assimilare i cambiamenti del modo di pensare delle persone e quindi di come esse effettuano le ricerche nel web. Questi cambiamenti possono riguardare aspetti minori, o maggiori; ma determinano il calcolo alla base del quale l’algoritmo viene continuamente aggiornato. Assodato ciò, quando vogliamo riorganizzare i nostri contenuti web e ottimizzarli per renderli appetibili ai motori di ricerca, dobbiamo tenere in mente alcuni elementi, tra cui, appunto, il più importante: “progettare il sito per le persone”.
Oltre alle cose che sappiamo su come ottimizzare i link, sia in entrata che in uscita (che appunto devono essere tematicamente correlati al contenuto e utili a chi visita il sito) dobbiamo fare caso anche ad altre cose che erroreamente potremmo giudiucare secondarie. Alcune advertising per esempio, nonostante oggi siano guidate e costruite da keywords, sono ancora lontane dall’essere tematicamente correlate al contenuto in alcuni siti web. Questo disorienterà l’utente e di conseguenza il crawler, a cui piacciono link che indirizzano verso pagine più specifiche e che completino le informazioni della pagina da cui il collegamento ipertestuale è partito. Non dimentichiamoci che in fondo, l’utente, è un cliente del crawler.
Abbiamo detto che l’algoritmo varia da motore di ricerca a motore di ricerca. Alcuni preferiscono una alta keywords density, altri danno molta importanza al contenuto e altri ancora, come Google, attribuisce fondamentale importanza ai link. Poi ci sono i meta tag, il cui valore, anche qui, può cambiare da motore di ricerca a motore di ricerca. Inoltre il più di essi combinano questi fattori in un modo che a noi è in buona parte sconosciuto.
Questo è il punto del nostro discorso.
Perché ciò sta a significare che se noi costruissimo, e riorganizzassimo i nostri siti per i motori di ricerca, prenderemmo parte ad un gioco che è come quello del gatto col topo, e saremmo costantemente impegnati nella ricerca di qualcosa che non conosciamo. Se invece noi avessimo in mente solamente gli utenti, costruissimo siti con l’obiettivo primario di soddisfare le richieste esplicite e implicite (perché il nostro lavoro è anche quello di cercare di individuare come il navigatore pensa) dell’utente, creassimo siti facili da navigare, e scrivessimo contenuti utili con una ramificazione di link ragionata e intelligente, rimarremo probabilmente a lungo nelle grazie del motore di ricerca.
Se ragioniamo in questi termini, non saremmo mai un passo indietro a loro. Anzi, forse saremmo, in qualche modo, anche un passo in avanti. Semplicemente perché l’obiettivo del motore di ricerca, è quello di fornire le informazioni più utili possibili agli utenti. Nella maniera in cui loro desiderano.
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Ecco alcuni esempi di ECCELLENZA nella comunicazione e nel consolidamento del BRAND: Coca-Cola, Barilla, Martini, Ferrari, Google, etc. dove ormai è il marchio che determina le vendite e quindi il fatturato delle aziende di successo.
Le scelte vincenti di gran parte di questi BIG dell’industria e dei servizi possono essere riassunte nella loro predilizione di offrire un servizio e prodotto al cliente, cercando di focalizzare le proprie energie a disposizione del cliente.
Quindi il cliente diventa “RE” e va “servito/assistito” a 360 gradi, ascoltandolo e risolvendo i suoi problemi e preoccupazioni.
Quindi la struttura aziendale viene ribaltata (se confrontata coi soliti crismi imprenditoriali e industriali degli anni ‘60), si tratta in effetti di una piramide ribaltata:
* Clienti
* Personale di front-office
* Management
* Direzione generale e decisionale
Ma quando il cliente ha un “Valore” ?
Dipende soprattutto dal mercato, in un mercato monopolistico infatti il valore al cliente è bassissimo, mentre accresce il proprio peso specifico già in un mercato oligopolistico per divenire immenso nel mercato concorrenziale (o di concorrenza perfetta).
Qual’è il ruolo del front office?
Il front office, come rappresentato nella piramide rovesciata è il contatto diretto col cliente, quindi risulta in posizione cruciale e fondamentale per captare e gestire di primo acchito le esigenze del cliente.
Inoltre rende facile o difficile il lavoro al back-office (a chi deve produrre e decidere).
Il Brand guida inoltre il posizionamento e le serp. Non solo il brand forte "tira" dietro di sè anche il posizionamento di altri marchi minori. Per questo è importantissimo creare un marchio forte anche attraverso il web marketing, ma soprattutto attraverso la "cura" dei clienti.
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"Posizionamento Garantito", facciamo un pò di chiarezza!
0 commenti Pubblicato da Unknown alle 15:45Quanti vendono servizi di posizionamento garantito!
Vorrei effettivamente chiarire una volta per tutte questo cruccio ai clienti che approcciano alla SEO e ai relativi professionisti del settore.
Procediamo, come sempre con ordine:
1. NESSUNO, e dico nessuno, può avere la SICUREZZA di posizionare qualsiasi sito per qualsiasi parola chiave su Google & Co., difatti i motori di ricerca utilizzano algoritmi e metodi di ranking non dichiarati, per cui il posizionamento dipende da un calcolo matematico del quale non si conoscono tutti i fattori. Per assurdo, nemmeno un ingegnere di Google è in grado di GARANTIRE il risultato!
2. I servizi di posizionamento e SEO in generale sono rappresentati e semplificati in 3 steps: A) Ottimizzazione on-site; B) Aumento della popolarità online; C) Analisi statistica e webtracking per pianificare le varie attività dei punti precedenti in base ai risultati ottenuti.
3. tutte le forme di servizi di posizionamento, non sono altro che strategie commerciali di vendita del medesimo servizio, cioè tutte le operazioni atte a posizionare i siti web su Google. Le forme tipiche di vendita di questi servizi ai clienti, sono definite e sviluppate per rendere comprensibile e appetibile appunto al cliente stesso ciò che sta andando ad acquistare investendo in SEO, le forme più tipoche per fare ciò sono: consulenza seo, keywords advertising, keywords positioning, creazione pagine e contenuti ottimizzati ed infine posizionamento garantito.
4. I servizi di posizionamento garantito, sono effettivamente una garanzia per il cliente, non del RISULTATO, ma dell’impegno dell’azienda ad ottenerlo (in pratica si tratta di una forma di rassicurazione per il cliente di impegno costante dell’agenzia nel raggiungere i target di posizionamento definiti nell’accordo commerciale).
5. la nostra formula di GARANZIA, di DiversoCMI, è che nessuno ti viene a dire che sarai SICURAMENTE PRIMO, ma se il nostro lavoro non arriva a quei risultati, sarai TUTELATO e avrai la GARANZIA del nostro lavoro al fine di raggiungere l’obiettivo di posizionamento definito e coperto da garanzia
Bene, con questo spero di aver spiegato come funzionano alcuni servizi di posizionamento garantito, e non tutti!!!
Quindi mai generalizzare e soprattutto essere ipocriti, in primis con sé stessi e le proprie scelte professionali, ma anche nei confronti dei CLIENTI!
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Si parla sempre più spesso di penalizzazioni e siti bannati dal motore di ricerca californiano. Facciamo un po’ di chiarezza.
Penalizzazioni e ban di Google
Molte persone non hanno ben chiara la differenza fra sito bannato e sito penalizzato. Inoltre da un po’ di tempo, un calo nelle Serp (risultati delle ricerche), viene immediatamente associato ad una penalizzazione: non è così e questo post spero delinei al meglio i due significati e come capire se il proprio sito è penalizzato o bannato.
Differenza fra penalizzazione e ban di un sito
PENALIZZAZIONE: il sito internet è presente almeno con una pagina all’interno degli indici di Google, ma viene “retrocesso” di posizioni all’interno delle SERP in cui prima appariva nei primi risultati (prime 2 pagine). In questi termini, vi sono varie forme di penalizzazione (-30 penality, -950 penality, etc.) e, solitamente, la maggior parte delle penalizzazioni sono scovate al 70% grazie agli algoritmi anti-spam e viene risolta (tolta) altrettanto frequentemente con modalità algoritmiche.
Solitamente le penalizzazioni avvengono quando si utilizzano tecniche spam (poco invasive e massicce) per falsare i risultati in SERP.
BAN: il sito viene completamente escluso dagli indici di Google (non è in alcun modo indicizzato, anche per ricerche contenenti il nome del dominio). Questa esclusione dagli indici avviene, più o meno, al 40% in modo algoritmico, ma più frequentemente è un’operazione manuale dovuta a segnalazioni che giungono ai quality rater che studiano i siti presenti fra i risultati di ricerca. Un sito può essere bannato per svariate motivazioni, elenco solo quelle più frequenti:
# Utilizzo di tecniche SPAM avanzate (cloaking, doorways page, etc.)
# Backlink ad un sito Bannato (se il sito linka un sito già bannato, è probabile il ban ricada anche sul sito contenente il link)
# Creazione di un network SPAM
Ora che abbiamo definito meglio i significati di penalizzazione e ban, vediamo come scoprire se un sito è vittima di queste due operazioni anti-spam eseguite da Google.
Come capire se un sito è penalizzato
Personalmente, procedo in questo modo:
1) effettuare una query (ricerca) in Google per il domionio (ad esclusione del “http://www.”) ad esempio per: “nomesito.it”. Se il sito non è presente nelle prime 5 posizioni, ci sono buone possibilità che il sito sia vittima di una penalizzazione;
2) per avere maggiori certezze, ripetere la query anche per il dominio con il “www.” ad esempio per: “www.nomesito.it” e si traggono le stesse conclusioni del punto precedente;
3) infine, per la prova del 9, basta ricercare anche il nome del dominio (sempre senza “http://www.”) più una parola chiave principale per la quale il sito è ottimizzato, ad esempio: “nomesito.it keyword principale”. Se il sito si presenta ancora in posizioni inferiori rispetto alle prime 5, la penalizzazione è “quasi” certa (può darsi che il sito internet non sia veramente penalizzato ma solo in una particolare fase di analisi da parte di Google).
Come capire se un sito è Bannato
Sempre in modo personale, io utilizzo queste semplici tecniche:
1) soluzione più semplice ed immediata: effettuare una ricerca col comando “site:” + il nome di dominio, ad esempio “site:www.nomesito.it”. Se non vi sono risultati trovati, allora la probabilità che il sito sia bannato è molto alta. Attenzione però, questo potrebbe anche solamente significare che il sito non è stato ancora indicizzato.
2) iscrivendo il sito al Webmastertool di Google, nell’homepage relativo al sito internet (dopo la verifica) è possibile vedere alcune indicazioni da parte del crawler di Google che indica chiaramente la motivazione del perchè il sito non sia presente negli indici.
Spero di aver fatto un pò di chiarezza a tutti coloro che controllano periodicamente le SERP ed i risultati dei propri siti internet in funzione del ranking raggiunto su Google.
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La tipica espressione utilizzata da chi è a conoscenza di una preziosa informazione, mista tra segreto e pettegolezzo? “Un uccellino, mi ha detto…” Ora il buffo e minuto uccellino azzurro parla realmente nella rete!
Twitter è un sistema di comunicazione diretta che si basa sulla volontà di condividere con tutti i contatti ciò che si sta facendo in quel preciso istante e di conoscere, nel contempo, le news degli altri utenti.
Ogni messaggio impostato su Twitter deve avere la lunghezza massima di 140 caratteri, ma quale frase può essere più efficace di un “tweet” (cinguettare) altamente incisivo in cui la tendenza alla brevità si unisce al sarcarsmo o all’umorismo?
Twitter e posta elettronica hanno molto in comune: il cinguettare virtuale, se ben utilizzato, può essere un ottimo strumento per l’email marketing.
L’email ha un oggetto, Twitter ha un tweet.
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venerdì 11 dicembre 2009
Utilizzi i video online per il tuo business? Conosci qual'è il miglior tipo di video per aumentare le vendite o far impennare il traffico sul tuo sito?
Scegliere quale tipo di video produrre dipende da come misuri il ritorno del tuo investimento di marketing. Tuttavia, mentre ogni tipo di video ha i suoi rischi e i suoi vantaggi, potete dare per scontato che il video avrà un grosso impatto sui vostri clienti e visitatori.
Dai un'occhiata veloce a queste due recenti statistiche:
• Nell'Aprile 2009, ComScore riporta che negli USA i navigatori hanno visualizzato oltre 16.8 miliardi di video online.
• In un recente sondaggio a dirigenti, oltre il 70% degli intervistati hanno sostenuto che i video possono aumentare la conoscenza dei loro brand.
Nonostante la popolarità dei video online però, non pensare che una bella clip sul tuo sito ti possa far diventare ricco o portarti tonnellate di visitatori. E' un pochino più complicato. Dovrai provare e sperimentare per raggiungere i risultati migliori per la tua situazione specifica, come per qualsiasi altro aspetto della tua strategia di business.
Per aiutarti a scegliere la migliore soluzione video per la tua azienda, i ragazzi di EyeView hanno pubblicato una guida per delineare ed esplorare i tre tipi di video più semplici che puoi utilizzare nel tuo business. Questi sono:
• Video Virali
• Video di Conversione
• Video Educativi
Come fai a sapere quale soluzione fa per te? Quale tipo di video ha maggiore successo?
Ecco tutti i dettagli:
I video virali differiscono in termini di posizionamento dagli altri tipi di video discussi in questo articolo. Essi danno il loro meglio quando sono posizionati su un altro sito rispetto a quello aziendale. I video virali sono fatti per la distribuzione e la promozione. L'obiettivo delle aziende è quello di embeddare il video all'interno di molti siti in modo da raggiungere più pubblico possibile. Questo non è sempre una cosa positiva.
Se l'obiettivo del tuo video di conversione è incrementare le conversioni, allora la metrica per misurare il successo potrebbe essere semplice. Se il numero o la percentuale delle tue conversioni aumenta, allora il video è stato un successo.
L'aumento della conversione può avere un impatto diretto sui guadagni della tua azienda, a seconda dell'obiettivo della conversione. Non c'è da stupirsi se sempre più aziende si stanno concentrando sui video di conversione come strumento più adatto per fornire loro un ritorno dell'investimento.
I video educativi probabilmente non appariranno nella tua homepage. Ci sono diversi motivi per inserire i video educativi nel tuo sito e, diversamente dai video virali e di conversione, essi possono aiutarti a raggiungere più obiettivi senza nulla togliere al successo del video. Ciò significa che il tuo video educativo non deve essere così strettamente focalizzato su un unico obiettivo.
E' più difficile promuovere i video educativi, rispetto ad altri tipi di video. E' molto meglio posizionarli e realizzarli in modo mirato sugli specifici clienti nelle diverse fasi di vendita.
I video educativi sono pensati per evitare la confusione nei consumatori e per fornire chiarezza. Se l'obiettivo dei tuoi video educativi è quello di diminuire il carico all'assistenza cliente, allora una sua netta riduzione è la migliore misura del loro successo.
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I social media possono essere utilizzati per fare business? In che modo le aziende possono usare i social media per migliorare l'efficacia delle proprie iniziative di marketing e per aumentare le proprie vendite?
I social media stanno irrompendo nel mondo del business, ma capire come sfruttarli in modo ottimale rimane una delle sfide maggiori per chi fa marketing.
Se da un lato non esiste una formula segreta con la quale il tuo business possa beneficiare dei social media, dall'altro esistono numerosi esempi che evidenziano chiaramente la crescente rilevanza dell'utilizzo dei social media per aumentare le proprie opportunità di business:
• L'utilizzo dei social media sta crescendo rapidamente. eMarketer ha previsto che entro soli quattro anni più del 50% degli utenti di Internet saranno diventati visitatori abituali dei social media.
• I canali tradizionali di marketing sono diventati luoghi ingannevoli per la promozione del proprio prodotto. I consumatori sono sospettosi nei confronti del marketing e la rete di relazioni creata ad hoc per la vendita di un prodotto non è più efficace.
• I social media si focalizzano sulla partecipazione, sulla community e sull'autorevolezza. Il tuo approccio di marketing, in un'economia attenta, dovrebbe essere finalizzato alla creazione di una comunità di visitatori fedeli che fungano da "evangelisti" del tuo brand, desiderosi di diffondere la conoscenza della tua attività.
• I social media stanno emergendo come un indicatore attendibile delle performance pubblicitarie online.
"OK" - potresti dire - "Sto cominciando a capire il valore dei social media per il mio business, ma che tipologia di social media dovrebbe utilizzare la mia azienda?"
Linkedin e Facebook sembrano oggi il luogo d'incontro preferito degli uomini d'affari, mentre i blog sono le forme più popolari di social media che le organizzazioni stanno cominciando ad utilizzare.
Josh Gordon, consulente di marketing e presidente di Selling 2.0, ha preparato un report estremamente utile sui social media che fornisce interessanti spunti sull'utilizzo e l'adozione dei social media nel mondo delle aziende e degli affari.
Quattro servizi dominano l'utilizzo della rete e dei servizi di social media:
• LinkedIn (79.3% degli intervistati lo utilizza attualmente),
• Facebook (77.2% lo utilizza attualmente),
• Twitter (75.3% lo utilizza attualmente).
• I blog seguono a breve distanza, con il 68% delle aziende che li utilizza attualmente.
• Solo il 17.2% delle aziende utilizza MySpace per fare business.
Etichette: marketing online, social marketing, social network, web 2.0, web marketing
Lo scorso 9 dicembre, all’interno del Search Engine Strategies 2009 di Chicago, si è svolta un’interessante sessione nella quale un gruppo di professionisti SEO hanno dibattuto quale sia la miglior soluzione tra campagne Pay Per Click (PPC) o azioni di ottimizzazione sui motori di ricerca (SEO).
Uno dei punti analizzati è il tasso di conversione del traffico ottenuto in base alla sua origine (PPC o traffico naturale generato dalle ricerche sui motori).
Dallo studio emerge che:
- Tasso di conversione: PPC batte nettamente SEO
- Valore medio dell’ordine: a favore del PPC
- Tempo medio passato sul sito: a favore del PPC
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lunedì 7 dicembre 2009
Così come avviene nell'economia reale, anche il mondo parallelo di Facebook - un universo che conta ormai 300 milioni di utenti registrati in tutto il mondo - sta iniziando a guardare a Est.
E’ Facebook stesso un potenziale mercato e da luogo di incontro tra amici o potenziali tali, da piattaforma che consente di ritrovare vecchie conoscenze andate perdute negli anni, si può trasformare in un'occasione per fare business. Questo accadrà in particolare quando verrà messo a punto un sistema di crediti per micropagamenti che permetterà un ulteriore passo avanti nell'introduzione di servizi a pagamento gestiti anche da operatori privati. Ma nell'attesa di poter trovare agenzie di viaggi o negozi che vendono online dalle pagine del social network, Facebook è già oggi un formidabile strumento di comunicazione e di promozione che, se ben sfruttato in ottica marketing, potrebbe consentire alle aziende di incrementare notevolmente i propri affari.
E' proprio il fatto che la comunicazione si diffonda in modo virale, grazie alle voci che raggiungono gli amici e gli amici degli amici, che i messaggi lanciati attraverso Facebook riescono ad avere il massimo impatto emotivo e comunicativo.
Sbagliano, dunque, quelle aziende e quegli enti che considerano Facebook come un nemico, timorosi che i propri dipendenti possano trascorrervi troppo tempo durante gli orari di lavoro, distraendosi e relegando in secondo piano le normali attività. E' un investimento sul futuro, che in molti casi è già presente.
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